Giovedì, 11 Febbraio 2016 12:52

Tasse sull'oro da investimento. Si pagano o no?

Tanti sono i dubbi in merito alle tasse sull'oro da investimento: cerchiamo di chiarirli alla luce delle norme attuali.

Un'altra domanda frequente che riceviamo da chi si cimenta in questo ambito riguarda la tassazione vigente sull’ “Oro da Investimento”, cioè l’oro sotto forma di lingotti o monete con titolo di purezza pari o superiore al 900 per mille. L’Oro fisico che rientra in questa descrizione della normativa italiana, entrata in vigore con la legge n.7 nel gennaio del 2000  a seguito della richiesta del parlamento europeo che aveva sollecitato sin dal 1998 l’adeguamento delle norme italiane a quelle del mercato comune, non è soggetto a imposte nella sua fase di acquisto da parte degli investitori o risparmiatori. Tradotto in parole povere non si paga l’IVA.

Tale opportunità è offerta ai risparmiatori e investitori italiani se il loro l’acquisto è effettuato presso i cosiddetti “Operatori Professionali in Oro” licenziati e iscritti su un apposito Albo redatto, e rigidamente controllato, da Banca d’Italia.

Possono richiedere l’iscrizione all’Albo esclusivamente società di capitali  (quindi Srl o Spa) con un capitale sociale interamente versato. La Banca d’Italia si riserva di rilasciare o meno l’autorizzazione dopo aver vagliato numerosi elementi dell’azienda richiedente. Non ultimo il presupposto che i soci e gli amministratori abbiamo i requisiti definiti di "onorabilità" necessari allo svolgimento di questa delicata attività.

Nessuna imposta è dovuta nel permanere in possesso dell’oro acquistato. Ciò significa che, ai privati, non sono richieste dichiarazioni sul possesso di qualuque quantitativoo ne sulla sua gestione che avviene in piena autonomia dell’acquirente..

E’ importante invece che, dell’oro da investimento, venga conservato il documento relativo al suo acquisto, la classica "Fattura" che avrete ricevuto dal vostro fornitore, perché, ed è l’unico momento in cui si comincia a parlare di tassazione, vi servirà quando sarà giunto il momento di rivendere l'Oro da Investimento.

Quindi si pagano tasse?

Si, se il ricavo ha generato una "Plusvalenza", cioè se l'incasso della rivendita è maggiore della spesa sostenuta. Per questo è importante conservare il documento di acquisto originale, perché da qui si calcolerà la base imponibile della tassazione.

La Plusvalenza relativa all’Oro da Investimento è equiparata a quella di ogni altra rendita finanziaria (gli interessi sul conto corrente, azioni, obbligazioni, ecc): il cosiddetto "Capital Gain".

Dal primo luglio del 2014 deve essere corrisposta in misura del 26% dell'importo della Plusvalenza e dichiarata nell’apposito riquadro del vostro Unico (ci penserà dunque il commercialista). Tale Plusvalenza non si cumula ad altri redditi ed è dovuta indipendentemente dal reddito complessivo del dichiarante.

Ecco un semplificato esempio di calcolo della tassazione a cui sarà soggetta tale plusvalenza:

Se ho acquistato a 100 e rivendo a 120 dichiarerò una plusvalenza pari a 20. Dovrò quindi pagare il 26% di 20.

E se non ho la documentazione relativa all’acquisto e/o mi è impossibile rintracciarla?  L’agenzia delle entrate ha previsto anche questo e, in caso ciò avvenga, ti chiederà di calcolare la plusvalenza sul 25% dell’importo complessivo incassato in fase di rivendita. 

Tornando all’esempio precedente il 26% verrà calcolato non più su 20 (che era documentabile)  ma su 30 (cioè il 25% di 120) che l’agenzia delle entrate avrà presupposto  come effettivo Capital Gain in assenza di documentazione.

E altre tasse? Fortunatamente no.

N.B. Alcuni e altri dettagli di natura fiscale, per necessità editoriali, non sono stati approfonditi in questo articolo come, ad esempio, la compensazione delle plusvalenze con le minusvalenze derivanti da altre rendite finanziarie equiparate se avvenute nello stesso anno di imposta o precedenti o successivi. Consigliamo ovviamente di approfondire le tematiche trattate con un vostro consulente di fiducia.

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